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I Sesi




































Il Castello Barbacane






















1. Aira – 2. Passiaturi – 3. Jardinu
4. Stinnituri 5. Forno
6. Canalizzazione – 7. Cisterna
8. Stalla














Impostazione della volta con travi di legno su cui verrà costruita la volta in pietra.

Architettura di Pantelleria

La pietra e l'uomo:

I Sesi
Le mani dell'uomo piccole ma grandi nello stesso tempo perchè capaci, se guidate dalla creatività, di monumentali gioielli.
A testimonianza i Sesi, monumenti funebri come ritiene l'archeologo P.Orsi. Essi sfidano lo scorrere dei secoli, indicando all'uomo di oggi, quasi a monito, l'abilità edilizia nonchè le capacità intellettive del primo insediamento umano a Pantelleria.
Da dove venisse il popolo preistorico, autore di tali costruzioni, non si sa; si possono fare delle supposizioni e pertanto risultano diversi i pareri degli studiosi.
Che fossero Fenici o Pelegi - Tirreni come riteneva l'Arciprete D'Aietti o Siculi secondo la tesi del Dott. Rosario Salvo di Pietra Gansili o infine Iberici ha un'importanza relativa. Significativo è, come sostiene il notaio D'Aietti, il fatto che questo popolo si stanziò nell'Isola, attratto certo dall'ossidiana "la preziosa roccia con cui si confezionavano nel neolitico le armi più eccellenti e i più eccellenti strumenti di taglio" e si rilevarono provetti maestri nell'arte della muratura come lo attestano i Sesi.
Monumento di forma ellittica, alto quasi sei metri, il Sese del Re ha tre ripiani a differenti altezze e s'innalza in una plana desertica, costellata di magma che, pietrificandosi, prese nella notte dei tempi, forme che danno alimento alla fantasia del visitatore.
La tecnica di muratura è a "casciata" e tali costruzioni a cupola o a tronco di cono presentano delle aperture esterne rettangolari che permettono di penetrare a carponi attraverso un corridoio nelle celle.
Il Sese Grande, chiamato il Sese del Re, ha dodici celle più docici corridoi ed undici ingressi; si suppone che dovette essere il sepolcro del capo dei Sesioti.
L'Orsi parla di ben cinquantasette Sesi, escludendo quelli distrutti dall'uomo.
Ogni Sese ha un numero di ingressi che vanno da due ad undici; la loro altezza non supera un metro, i corridoi sono stretti e lunghi circa sette metri conducono nelle rispettive celle rotonde le cui dimensioni variano anche nello stesso Sese.
In ogni cella veniva adagiato il defunto rannicchiato e con il capo verso occidente.
Documento:
Il Sese catalogato dall'Orsi al numero trentuno "...aveva il suo deposito intatto", un solo scheletro adagiato, gli arti rattratti, col cranio a ponente ed i piedi verso lo sbocco della galleria..."
Il lento scorrere dei secoli non ha deturpato la bellezza di questi capolavori, unici al mondo, che inculcano un senso di religiosità.

Il Villaggio di Cimillia
A poca distanza della città dei morti, quella dei vivi protetta dalla cinta muraria.
Il muro alto, come fu definito il muro di cinta del villaggio di Cimilla - Cala dell'Alga è una fortificazione, di cui ci rimane il lato orientale della lunghezza di duecento metri.
E' un'opera meravigliosa che desta stupore dato che i Sesioti non avevano a disposizione attrezzatura adeguata.
Anche i Fenici lasciarono non poche testimonianze delle loro capacità nell'arte muraria e nella scultura. A testimonianza le cisterne, il resto del monumentale muro di cinta dell'acropoli, la stele di Rekhale. Quest'ultima è una scultura di trachite, pietra locale. Era probabilmente sistemata in uno dei tanti santuari Fenici siti lontano dall'abitato e si ritiene che le due figure umane rappresentino due divinità di sesso differente. Negli occhi della donna sono incastonate due scaglie di ossidiana levigata che mancano in quelli dell'uomo. Allo stato attuale la stele è collocata sul tetto dell'abitazione della Sig.ra Costa Angela Sanguedolce, sita prima della chiesetta di San Giuseppe a Rekhale.

Il Castello Barbacane
Stupenda testimonianza di architettura robusta la mole imponente del Castello Barbacane, un secolo fa circondato dalle acque e dotato di un ponte levatoio, sfida i secoli con le sue pietre squadrate che a giudizio del notaio D'Aietti costituivano la fortificazione Cossyrese a mare. La parte centrale di forma pentagonale è il primo nucleo e risale al periodo della dominazione Bizantina a Pantelleria. Un ampliamento avvenne durante la dominazione Normanna nel lato sud e pertanto la parte posteriore prese la forma di un rettangolo e l'intero edificio di un trapezio incastrato in un rettangolo. E' impossibile stabilire quando al Castello fu congiunta la torre di S. Barnaba sita ad est come è impossibile parlare di modifiche o ampliamenti verificatesi con i molti popoli che si succedettero ai Normanni. Se però si osservano le volte delle stanze, degli archi, degli androni, delle scale, si rileva lo stile Spagnolo. Non è certo se durante la dominazione Spagnola si sia avuto un altro ampliamento del Castello ad ovest: un bastione molto più basso con degli smerli. Accanto ad esso sorgevano due torri a sentinelle di protezione e facevano parte del Castello della città murata. Le torri vennero demolite dopo la seconda guerra mondiale per dar posto alla banchina.
Infine nel 1774 su ordine di Ferdinando IV di Borbone fu costruita la torretta dell'orologio.
L'ingresso del Castello presenta un arco dall'architettura Arabo Normanna, sovrastante a questo arco un arco a tutto sesto. L'interno consta di 66 vani disposti su 3 elevazioni. Tutti gli ambienti hanno la volta a botte e su alcune porte vi sono delle lapidi con incisioni spagnole, purtroppo non decifrabili.

La Stufa di Kazen
Opera di ingegneria civile è la stufa di Kazen (U vagnu sciuttu), dono della natura per l'emanazione dei vapori che la mano dell'uomo li imprigionò costruendo con muri a secco due camere sotterranee di diversa architettura.
La prima è simile a quella delle cisterne cossyresi, la seconda ha la forma di una sfera coperta da cocci squadrati e ben rifiniti disposti in filari e terminanti quasi al centro della volta chiusa da una pietra rotonda, composta da due semicerchi combacianti, facili da spostare per regolare la temperatura dell'ambiente.
Tenuto presente che l'uomo che costruì il calidario (stufa) aveva a disposizione strumenti di metallo come ce lo dimostrano le pietre della stanza sferica, che l'arco d'ingresso dal vestibolo al calidario è ricavato con la scavo della pietra dell'architrave e che la volta è ottenuta con il sistema dei massi aggettanti, si può attribuire l'opera ai Fenici (VII secolo A.C.)
Infine il dammuso è il fiore all'occhiello del rapporto pietra-uomo.

Il Dammuso
Le sue origini sono da ricercare nel periodo della dominazione Araba sull'Isola di Pantelleria (VI - VII secolo D.C.).
La stessa etimologia evidenzia la paternità araba di tale costruzione a cupola. Difatti il verbo "mdamnes" significa in arabo costruire a volta ed in pantesco "ndammusare" ha lo stesso significato.
Secondo alcuni studiosi la nascita del dammuso è da registrare nel periodo della decadenza dell'antica Cossyra e l'etimologia della parola ce lo afferma, in quanto dammuso deriva dal latino "domus", modificato in "dammus" dagli arabi. Sia nell'uno che nell'altro caso il significato non cambia in quanto indica la casa, l'abitazione.
Altra denominazione del dammuso è "locu", voce siciliana, la cui origine palesamente latina, locus, risale al periodo in cui i siciliani, sudditi dell'impero d'oriente, sbarcarono a Pantelleria a seguito dell'occupazione bizzantina. Con questo ultimo termine, locu, si indicava nell'antichità, la casa sita nei centri urbanizzati (Scauri, Tracino, Khamma), mentre con la voce dammuso, si ndicava l'abitazione di campagna.
Due sono i tipi di dammuso: a pietra "rutta" cioè a pietra grezza, e a pietra "taddiata".
I dammusi in pietra squadrata, le cui mura hanno uno spessore di 40-90 cm., si trovano negli agglomerati urbani di Khamma, Tracino, Scauri ecc. ed hanno intonaci esterni tinteggiati color pastello o semplicemente imbiancati.
Nei dammusi rurali lo spessore dei muri va da 1 a 2 metri.
Quando venne usata la pietra tagliata e si conobbe la calce, lo spessore dei muri si ridusse a 40 cm. e le pietre murate in unica fila vennero concatenate con la calce e la terra. I muri esterni, prima inclinati, vennero edificati a piombo.
l'altezza dei due tipi di dammuso si aggira sui 4 metri, cupole escluse.
Nei dammusi vi sono tante cupole quante sono le stanze. Quasi mai intonacati all'esterno, mostrano le pietre scure a faccia vista senza che le connessure vengono stuccate con malta di calce o pozzolana.
Poche le aperture e di piccole dimensioni, per combattere il freddo e il caldo, anche se il dammuso è una costruzione termo-regolata ed acusticamente protetta per i suoi materiali lavici e per le dimensioni dei muri e dello spessore delle volte.
Se nel periodo estivo la temperatura esterna è di 40° all'ombra, quella interna è di 28-30°. D'inverno, se fa freddo fuori, entrando si avvertirà il caldo (harara).
Solitamente si accede al dammuso, che è di forma rettangolare, attraverso un viottolo erboso e ad accoglierti vi è "u passiaturi, u pirterra", cioè una terrazza dal pavimento di balate o di coccio dotato di comode "ducchene" ossia di sedili in pietra mattonati e con spalliere.
Nel "Passiaturi" c'e' "a vucca da isterna" di cui si parlerà in seguito.
Sulla terrazza si affacciano, il più delle volte, "gli occhi d'archeti", cioè due archi a tutto sesto di un ambiente luminoso con tre porte, due frontali ed una a sinistra di chi vi accede e che immette in cucina, il cuore della casa di un tempo, perchè si svolgeva la vita di tutta una giornata di lavoro e radunava di sera la famiglia attorno al tavolo. Nella cucina spaziosa, davanti alla finestra, ricoperti di mattonelle di maiolica e di solito, il forno per il buon "pane di casa". Generalmente il forno si trova o accostato al dammuso o dentro un vano, accessorio cucina.
Accanto alla cucina, dove vi è sempre un armadio a muro con o senza porta (u stipu a muro) vi è un magazzino (u macaseno) deposito di malaga, bionda, carne di maiale, provviste invernali e vino (la moderna dispensa). Sia il soffitto della cucina, del magazzino e delle altre stanze è a volta.
Diversi sono i tipi di volta: a botte, a capanna, a crocera, a vela, con lunette e a volta reale. La volta a botte è la più antica e scarica il peso sulla muratura longitudinale, è leggermente arcuata per permettere all'acqua piovana di raccogliersi e di defluire nella cisterna. Variante del tetto a botte il tetto a capanna, tipico delle chiesette di campagna. Fino al secolo XVII si costruirono questi due tipi di volta; con l'avvento della calce si realizzo la copertura a cupola, a crocera, a vela e a lunetta; La volta reale, che scarica il suo peso lungo tutto il perimetro della costruzione, è formata da quattro spicchi che convergono in un unico punto centrale della stanza; la volta a lunetta geometricamente più complessa, scarica il suo peso agli angoli dell'edificio. E' formata da più spicchi impostati su quattro archi, nel loro andamento regolare verso il centro formano una ricca composizione di linee.
Dato rilevante di un dammuso è il pavimento che in tempi antichissimi era di terra cotta dalle dimensioni 20x20, in quelli meno antichi di maiolica.
Sulla porta, in alto, del dammuso fra l'arco e l'asse di legno, la "sardetta", un piccolo ripostiglio per riporre cibo o arnesi. Nel dammuso, in un posto nascosto, il pantesco riponeva il denaro e gli oggetti d'oro. Siamo di fronte alla "truvatura" una vera cassaforte. Era abitutine tenere il denaro anche sotto un mattone del pavimento.
Lasciamo la cucina e passiamo nella sala dalla quale si va, attraverso la porta, negli archetti, cioè nell'ambiente spazioso e illuminato a giorno. Dalla sala si va anche nella "Kammara" dalla quale si accede "nell'arkova", la camera da letto dall'arco a tutto sesto e dal soffitto più basso rispetto agli altri, priva di finestra. Riceve aria dalla porta della "Kammira" che si apre sugli archetti.
"L'arkova" è un piccolo nido d'amore dove trova sistemazione solo il letto matrimoniale. Adiacente "all'arkova" il "cammarino", una seconda stanza da letto.
Nel dammuso non c'era bagno, per i bisogni notturni si ricorreva al "cantaru", di giorno di andava sotto un albero.
Poco distanti dal dammuso sorgono per gli animali piccoli costruzioni dai muri a secco e dal soffitto a volta:
- U sarduni per l'asino o il mulo;
- U ghirbeci per la capra;
- U zacchinu per il maiale;
- U gaddrinaru per le galline;
- A cuniddiera per i conigli.
Sempre presenti "u magnanu" cioè l'orto, l'aira (l'aia) e "u stinnituri" per la malaga.
"L'aira" di forma circolare, aveva nel suo centro un palo per sostenere un legno che veniva legato all'asino bendato per la trebbiatura.
"U stinnituri" di forma rettangolare racchiude uno spazio in terra battuta, protetto dal lato più lungo da un alto muro a secco e lateralmente da due muri inclinati.
Nello stenditoio si dispongono ancora oggi i grappoli di zibibbo per farli essiccare al sole onde ottenere la malaga, necessaria per la produzione del passito di Pantelleria.
Si dispongono anche i grappoli di zibibbo già immersi nella soluzione bollente di acqua e potassa per avere la bionda. Per tale motivo vicino allo stenditoio c'e' il fornello fatto di pietre murate con taio (fango).
Presente accanto al dammuso "U Jardinu" cioè il giardino, di forma cilindrica e dai muri a secco. La sua paternità secondo il notaio D'Aietti è araba.
E' presente anche il palamento, una vasca rettangolare per pigiare l'uva e il palaturi che ne riceveva il succo.
Nei dammusi di campagna faceva bella mostra di se la pergola che con i grappoli di uva ornava la facciata, cioè il prospetto dell'abitazione.
E sempre nel dammuso rurale veniva murata una vecchia zappa, fuori uso, avendo cura di lasciare allo scoperto l'occhiello, che serviva a trattenere la cavezza dell'asino in sosta.
Importante per la sua utilità è la cisterna, il serbatoio di acqua piovana che serviva e tuttora serve per tutti gli usi. Detta cisterna ha le pareti di pietra e la copertura a volta, una volta meno accentuata di quella del dammuso. La parte interna è impermeabilizzata con un impasto di tufo e calce fino ad una certa altezza. La cisterna ha un'apertura superiore che permette di attingere l'acqua piovana, alcune presentano anche un'apertura laterale che, oltre a consentire di entrarvi per la pulitura, serve, assieme a quella superiore, come sistema di aereazione per mantenere l'acqua fresca ed ossigenata.

 
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